Agricoltura inquinante!

Una recente analisi OECD (2010) si sofferma sull’impatto ambientale di agricoltura e allevamento, sul consumo di acqua ed emissioni di gas serra derivante da queste attività, ponendo sulla stessa bilancia queste variabili interdipendenti, che solo la ricerca, lo studio, l’innovazione possono armonizzare per rendere le produzioni sostenibili, evitando un enorme impatto ambientale.

Attualmente si ritiene che agricoltura e allevamento occupino circa il 40% del suolo mondiale, trascinandosi problematiche come quelle dello spreco di acqua.

Si pensi che occorrono circa 15.000 litri di acqua per produrre 1 chilo di carne bovina, 4.800 litri per 1 chilo di maiale, 3.900 litri per 1 chilo di carne di pollame. Elevato anche l’impatto dell’agricoltura: ci vogliono circa 3.000 litri di acqua per produrre 1 chilo di riso e 1.300 litri per 1 chilo di grano, mentre per frutta e verdura servono circa 960 e 320 litri di acqua rispettivamente per ogni chilo.

Sia allevamento che agricoltura sono fonti di gas serra; entrambi i settori sono responsabili del 14% circa del riscaldamento globale, in particolare del 47% delle emissioni antropogeniche di metano e del 57% delle emissioni di N2O.

Le emissioni legate alla agri/zootecnia sono cresciute del 17% negli ultimi 10 anni.

In sintesi, la maggior parte delle emissioni è ricollegabile alla deforestazione, al trasporto, alla fertilizzazione dei terreni.

Diminuzione dei consumi o consumi più consapevoli, sono la strada di ritorno da dover intraprendere per limitare anche le emissioni provenienti da agricoltura e zootecnia, ma occorre iniziare, smettendo di usare la parola rifiuto in agricoltura. Ogni prodotto agricolo crea inevitabilmente un sottoprodotto; anche le deiezioni animali! Queste e qualsiasi prodotto che derivi da agricoltura, possono essere utilizzati per la produzione di Biometano,ad esempio, nonché compost di alta qualità, attraverso le pratiche di compostaggio, creando energie verdi e fertilizzanti naturali.

Con l’ausilio della tecnologia in campo riusciremmo a monitorare in maniera più che precisa il fabbisogno di una determinata pianta, di un determinato albero, di una determinata coltura, individuando quale micro area del campo necessita di intervento, precisando quale sia il reale fabbisogno di acqua in campo, di quali problemi si stiano sviluppando e dove. Insomma, monitorare tecnologicamente le produzioni, consente di limitare le emissioni e lo spreco di risorse, conseguendo anche un profitto economico superiore derivante dal risparmio.

In Italia, l’agricoltura di precisione conta circa l’1% della SAU; le azioni messe in campo da Mipaaf, anche attraverso il Piano nazionale Industria 4.0 del Mise, puntano ad arrivare al 10% di SAU tecnologica in cinque anni.

PSR, Nuova Sabatini e Iper/Super ammortamento (Piano nazionale Industria 4.0), finanza agevolata, sono gli strumenti per accompagnare l’agricoltura e la zootecnia italiana verso un futuro più sostenibile, in chiave IV rivoluzione industriale, che si differenzi dalle produzioni mondiali soprattutto per il rispetto dell’ambiente e delle buone pratiche in campo, rispettando la naturalità e la qualità delle produzioni, limitando lo spreco di risorse naturali, sempre più scarse, coniugando agricoltura, ambiente e sviluppo sostenibile e, perché no, anche un profitto superiore.

Agli strumenti messi in campo per accompagnare il settore nello sviluppo, agli operatori di settore spetta un cambio di passo, uno stravolgimento culturale più che colturale. Abbandonare pratiche obsolete, affidandosi alla scienza e alla tecnologia, tornando a vivere sulla terra più che nella terra, contestualizzando la mentalità al mercato odierno, adattandosi ai bisogni e fabbisogni di una società evoluta e più attenta al rispetto delle buone prassi, tutelando il bene più prezioso donatoci: la Terra.



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