Come cambia la Terra vista dallo spazio

«Mio Dio, guardate che spettacolo laggiù. È la Terra che sta sorgendo. Wow, è davvero bello», disse Bill Anders a bordo dell’Apollo 8. «Sì ma non prenderla (la foto, ndr), non è previsto dal programma», rispose ironico il comandante Frank Borman. Anders rise e si rivolse al terzo membro dell’equipaggio, Jim Lovell: «Jim, hai una pellicola a colori? Svelto, passami quel rotolino a colori per favore». «Ragazzi, ma è fantastico», si sente commentare Lovell. Andò proprio così (si può ascoltare la registrazione sul sito della Nasa) il 24 dicembre 1968 circa alle 17 (ora italiana) poco prima che Anders scattasse una delle foto più simboliche del XX secolo, nota come Earthrise, ossia «L’alba della Terra». L’immagine fu realizzata con una Hasselblad 500 EL caricata con una pellicola Ektachrome Kodak da 70 mm, diaframma f/11, tempo 1/250; la Terra appare con il Polo Sud in alto, si può notare l’Antartide in alto a destra. Nel 2003 la rivista Life l’ha inserita nella lista delle 100 foto che hanno cambiato il mondo. Ed è così perché per la prima volta — a colori — si vede il nostro Pianeta sullo sfondo della Luna. Un’immagine simile era stata scattata nel 1966 dalla sonda Lunar Orbiter 1, però in bianco e nero. Quasi tutti gli italiani, però, non si accorsero della differenza perché 50 anni fa la tv e i quotidiani erano in bianco e nero. Solo chi acquistò i settimanali riuscì ad ammirare i colori, oppure chi l’anno dopo ebbe per le mani il francobollo delle Poste americane, stampato in milioni di esemplari, con le prime parole della Bibbia («In principio Dio...») sovrapposte alla foto di Anders.


Vista dallo spazio

Da allora l’immagine della Terra vista dallo spazio si è molto evoluta. I satelliti e gli astronauti sulla Stazione spaziale internazionale ci inviano ogni giorno migliaia di foto dettagliate tranquillamente visibili sui social. Alcune sembrano quadri astratti e veniamo rapiti ammirando i deserti, i meandri dei fiumi, le luci delle città visti da centinaia di chilometri di altezza. Le sonde stesse si sono specializzate e riprendono il Pianeta in diverse lunghezze d’onda per mostrarci, per esempio, come le differenze di gravità rendano la Terra più simile a una palla bitorzoluta, o lo scioglimento dei ghiacciai sotto l’effetto del riscaldamento globale. Le missioni che abbiamo lanciato nello spazio profondo ci hanno fatto vedere un puntino blu lontano, sperduto tra le stelle sotto gli anelli di Saturno. E solo grazie agli scienziati che mettono una freccia sappiamo che quella è la Terra, è casa nostra. Ma l’emozione che proviamo è la stessa di Anders: «Mio Dio, guardate che spettacolo!».

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