Lo smartphone e la mutazione individualista

Roma, Parigi, Madrid, Londra, New York. Lo scenario nelle metropolitane delle grandi città è sempre lo stesso: al di là di poche eccezioni, sembrano tutti rapiti dal loro smartphone.


Sullo sfondo più generale della cooperazione e della competizione, che tradizionalmente hanno sempre animato i rapporti umani, è in atto ormai da decenni un processo di cambiamento sociale, sfociato in nuove forme di sfrenato individualismo. La società di impostazione occidentale vive oggi l’apice di questo processo, fondato su un materialismo storico e un consumismo estetizzante che conducono l’individuo ben oltre la classica dicotomia lavorare per vivere o vivere per lavorare.


Nel mondo globalizzato in cui ci troviamo, ciò che davvero conta sembra essere il bisogno di mostrarsi al meglio, sempre e comunque, nell’osservanza di valori e canoni fondati sull’edonismo e sul culto di sé, valori di cui si nutre una società ormai priva di qualsivoglia orizzonte collettivo. Tutto questo, a vantaggio di un individualismo post materialista che ha creato un modello di vita riassumibile nella nuova formula vivere per apparire. Ed ecco la mercificazione del proprio corpo assumere una fondamentale rilevanza in questo tipo di contesto. Le proprie forme fisiche vengono utilizzate e sfruttate in ogni genere di occasione per esternare quelle che dall’opinione comune, ormai, sono considerate le fondamenta di una società oltremodo globalizzata: bellezza, divertimento, lusso. Si potrebbe quasi pensare a un indicatore di benessere sociale considerando soltanto questi parametri, dal momento che poco conta ciò che avviene intorno a noi, mentre siamo dediti a pensare a come poter apparire meglio degli altri e meglio di sempre. Solo chi ostenta e condivide sulla rete è in; chi non lo fa è out.


Sebbene altri media, prima fra tutti la televisione, abbiano saputo recepire questo cambiamento di valori e adattare ad esso la propria offerta, quello che sembra raccogliere appieno le istanze dell’attuale panorama sociale è lo smartphone. Esso rappresenta l’emblema di quella che da alcuni è stata definita “mutazione individualista”. Questa espressione pare ben identificare la svolta in una direzione atomistica della società, in cui la sfera individuale prevarica sempre più quella collettiva. È ciò che sta avvenendo in tutto il mondo, al di là dei confini nazionali. Milioni e milioni di persone riescono a vedere e farsi vedere in tempo reale, pubblicando foto, video, stati tramite networks. Si realizza così l’apice di quel tanto famigerato just in time che, prima di essere trasposto in ambito sociale, dominava già il campo economico qualche decennio addietro. L’uomo si adatta, così come il mercato, a quello che i nuovi modelli richiedono.


Si cambiano comportamenti, si cambiano abitudini. Diventa però difficile stabilire il confine tra evoluzione e involuzione.

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