Matematica, nessuna differenza di genere

Uno studio pubblicato su Science of Learning mette in discussione lo stereotipo che vorrebbe i maschi più bravi delle femmine in matematica, analizzando direttamente il cervello dei bambini

Potrebbe essere (l'ennesima) risposta alle teorie del fisico Alessandro Strumia. Di fronte ai numeri il cervello di bambini e bambine si comporta allo stesso modo. Non esistono, detto in altre parole, differenze di genere quando si parla di abilità matematiche nell'infanzia. A raccontarlo è oggi uno studio pubblicato su Science of Learning che ha analizzato le attitudini matematiche di alcuni bambini con tecniche di neuroimaging, ovvero osservando il cervello in attività di fronte a compiti matematici.

 

Lo studio guidato da Jessica Cantlon del Carnegie Mellon University si inserisce in uno dei campi più discussi quando si parla di differenze di genere, quello che, secondo alcuni, vorrebbe la sotto-rappresentazione delle ragazze in ambito scientifico-tecnologico come una conseguenza di supposte differenze a livello biologico tra maschi e femmine. Una tesi che stenta a trovare evidenze scientifiche a sostegno e che si scontra con la difficoltà di distinguere i fattori biologici da quelli socioculturali, ricordano i ricercatori in apertura del paper. La ricerca di Cantlon e colleghi si inserisce all'interno di questo contesto, con il preciso intento di comprendere in che modo il cervello di bambini piccoli si comportasse di fronte a problemi matematici.

Il "cervello matematico"

 Per farlo gli scienziati hanno osservato con analisi magnetica funzionale (fMRI) le attività cerebrali di un gruppo (104 in totale) di bambine e bambini di età compresa tra i 3 e i 10 anni mentre guardavano un video educativo di matematica, pensato per i piccoli (e quindi riguardante concetti come la conta, le addizioni) o ascoltavano audio in cui qualcuno contava o pronunciava l'alfabeto. Oltre a confrontare tra loro le scansioni di bimbe e bimbe, i ricercatori hanno confrontato quelle dei piccoli anche con quelle di alcuni adulti (ancora, maschi e femmine) così da ottenere informazioni sulla maturità cerebrale. Lo scopo infatti, scrivono gli scienziati, era quello di capire quanto l'attività neurale dei bambini somigliasse a quella degli adulti mentre guardavano lo stesso video.



Mettendo insieme i dati, i ricercatori hanno osservato come, di fronte alla matematica, il cervello di bambini e bambine si comportava allo stesso modo, con livelli di impegno ed elaborazione paragonabili. E anche il grado di maturità neuronale di bimbe e bimbi era equivalente rispetto a quello di adulti maschi e femmine. Così come nessuna differenza tra maschi e femmine è stata osservata nei risultati ottenuti da un centinaio di bambini per un test di matematica standardizzato per i piccoli.


"I nostri risultati sono consistenti con la Gender Similarities Hypothesis, secondo cui i ragazzi e le ragazze si comportano allo stesso modo nella maggior parte delle aree cognitive", scrivono a riassunto di quanto osservato. Le similitudini in fatto di matematica a livello cognitivo sono simili tra i generi, scrivono in chiusura gli autori, e più che rappresentare due diverse categorie al più mostrano solo una popolazione eterogenea.

 

Sarebbero piuttosto gli atteggiamenti sociali a spingere e allontanare rispettivamente ragazzi e ragazze dagli ambiti scientifici, commenta Cantlon: "Il modo in cui ci rapportiamo con loro può amplificare piccole differenze tra ragazzi e ragazze e ripercuotersi su come li trattiamo in ambito scientifici-matematici – commenta la ricercatrice – dobbiamo esserne consapevoli, per non essere noi a causare differenze di genere".  

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